L’ultima richiesta di un padre: il giorno in cui un’aula di tribunale ha imparato di nuovo a sperare
Di
L’aria pesante all’interno del tribunale sembrò fermarsi quando il martelletto fu abbassato. “Colpevole. Ergastolo”, disse il giudice, con voce misurata e occhi stanchi. Intorno a lui, la gente frugava tra le carte e raccoglieva i cappotti, come fanno gli estranei quando vogliono lasciarsi alle spalle un dolore.
Poi giunse una voce, calma ma ferma. “Vostro Onore”, disse l’uomo in uniforme arancione, “ho una richiesta prima di andare. Mio figlio è nato la settimana scorsa. Non l’ho mai tenuto in braccio. Solo una volta: posso vederlo?”
Ezoico
Per un attimo, persino l’orologio sembrò smettere di ticchettare.
Il giudice studiò il volto del prigioniero, un uomo più giovane della sua condanna e più vecchio dei suoi errori. Infine, annuì. “Fateli entrare.”
Il primo e unico tocco
La porta laterale si aprì ed entrò una giovane donna. Era pallida ma composta, con un neonato stretto al petto. Gli agenti esitarono, ma il giudice fece loro cenno di avanzare. Le manette si aprirono con uno scatto. I polsi dell’uomo erano segnati ma delicati mentre allungava la mano verso il bambino.
Ezoico
Il bambino si adattava alle sue braccia come se fossero sempre stati destinati a incontrarsi lì. “Mi dispiace”, sussurrò il padre, mentre le lacrime gli scendevano libere. “Perdonami per non essere stato lì.”
La stanza trattenne il respiro. Il giudice si sporse in avanti. Poi, all’improvviso, come se il mondo si fosse inclinato, il corpicino del bambino si immobilizzò.
La madre sussultò. Un agente si mosse verso di loro. Ma il padre non si fece prendere dal panico. Le sue mani, un tempo ruvide per il lavoro e gli errori, tornarono ferme e sicure.
Ezoico
“Va tutto bene”, mormorò. “Sei al sicuro.”
Sistemò la posizione del bambino, cullandolo delicatamente a “C”, e con due dita tracciò una linea morbida lungo la spina dorsale. Aveva imparato questo durante un corso per genitori in carcere, tenuto da un’infermiera in pensione che ogni giovedì guidava per tre ore per mostrare agli uomini come prendersi cura dei neonati.
Un colpo di tosse. Poi un altro. E all’improvviso, il suono più dolce: un lamento, dapprima sottile, poi più forte, vivo.
Ezoico
Un’ondata di sollievo percorse l’aula. Persino gli occhi dell’ufficiale giudiziario brillarono. La madre si coprì la bocca, tremando. Il giudice si appoggiò allo schienale e sussurrò: “Grazie a Dio”.
L’uomo continuava a piangere in silenzio, tenendo stretto il figlio e lasciando che il piccolo battito del suo cuore stabilizzasse il suo.
Un momento che ha cambiato più di una vita
Quando gli è stato chiesto come facesse a sapere cosa fare, il padre ha risposto semplicemente: “Il giovedì. Abbiamo un corso. Un volontario ci ha insegnato che a volte i bambini hanno solo bisogno di essere ricordati che sanno respirare”.